TECNICHE DI INSERIMENTO IMPLANTARE A CONFRONTO
I tempi moderni sono, fortunatamente, caratterizzati dall'accesso all'informazione;
e' un dato di fatto che,
oggi, chiunque, volendolo, possa accedere a qualunque informazione;
questa immensa disponibilità, tuttavia, non ha portato gli sperati vantaggi. La
difficoltà sta nella necessità di separare il grano dalla pula, l'informazione corretta
ed utile, da quella inutile, se non falsa.
Il web,
principale fonte dell'informazione,
si è
purtroppo caricato, nel tempo, di spazzatura, un vero mar dei Sargassi in cui
la navigazione si è fatta estremamente difficoltosa. L'accesso, quindi, all'informazione
utile e corretta, diciamo pure l'informazione di qualità, è quasi come un tempo,
estremamente difficile.
L'etica di chi fornisce l'informazione sarebbe quella di
essere chiaro, veritiero e trasparente, ma, ahimè, non sono tempi etici.
Per ciò
che riguarda l'informazione medica, le cose si complicano: questa, è ancora più
difficile da fornire e da ricevere per la intrinseca scarsa comprensibilità del
linguaggio ai non addetti ai lavori. Ogni ambiente specialistico ha, inevitabilmente,
il suo gergo,
vedi ad esempio quello affascinante dei marinai; gergo di cui gli
iniziati sono fortemente gelosi. Se, da una parte, per superare i problemi gergali,
basterebbe chiamare le cose con un nome, anche se inesatto, che sia comprensibile
anche ai non marinai, ciò non sarebbe, comunque, sufficiente a spiegare in modo
convincente, i meccanismi della medicina e della chirurgia, determinandosi, per
di più, nel richiamare analogie alla vita di tutti i giorni, il rischio della banalizzazione,
con risultati opposti a quelli desiderati.
Il principio fondamentale, tuttavia, è che il Paziente ha il diritto, costituzionalmente
sancito, non solo alla correttezza delle cure, ma anche, nella stessa misura, qualora
lo desideri, a comprenderne il senso, le indicazioni, i rischi, fino nella tecnica
di esecuzione.
Bisognerà quindi adattarsi a
molti sforzi ed a qualche compromesso, Pazienti
ed Operatori, affinché l'obiettivo possa essere conseguito.
L'argomento su cui cercheremo di fare chiarezza è quello, estremamente specialistico,
della
tecnica di inserimento degli impianti dentali,
cercando di
dare una chiara e completa informazione che permetta al lettore, autonomamente,
di farsi un'idea su quanto gli viene proposto.
Cominciamo dalla storia.
Dopo una
fase preistorica dai contorni nebulosi, la storia dell'implantologia nasce, in Italia,
con l'opera del Dottor Silvano Tramonte, grossomodo ai primi degli anni 80.
La tecnica
di inserimento che adoperava era molto semplice: perforava la gengiva, e quindi
l'osso, con una punta lanceolata e, quindi, avvitava una vite di sua invenzione,
lasciandone sporgere qualche millimetro nella cavità orale ( pilastro); su questa
cementava dapprima dei denti provvisori e, dopo qualche tempo, i definitivi.
Molti
erano i limiti di questa tecnica, e non eccellenti, alla luce dell'esperienza, i
risultati;
va, tuttavia, considerato come i tempi fossero pionieristici, e quindi nulla va
levato al merito di Tramonte.
Sul finire degli anni 80, come un uragano, arrivò
la ricerca dell'Università svedese di Goteborg, diretta dal Professor Bronemark.
Si portarono ricerche scientifiche e statistiche, con gli stessi metodi delle ricerche
mediche, che dimostrarono, fra le altre cose, come la via da seguire per il successo implantologico fosse diversa.
Nella tecnica svedese, l'impianto veniva inserito
in una prima fase chirurgica, completamente sepolto nell'osso, e, solo dopo alcuni
mesi, si riapriva la gengiva avvitando
all'impianto un pilastro idoneo alla cementazione
dei denti.
L'impianto di Tramonte era “a pezzo unico”, vite e pilastro insieme,
mentre quello svedese in due pezzi, vite e pilastro separati.

vite di tramonte                                   vite a due pezzi
La tecnica di Tramonte è quella
trans mucosa,
quella
svedese, definita
a cielo aperto a due stadi.
A cielo aperto, perché gli impianti
vengono inseriti nell'osso dopo apertura, con il bisturi, di un lembo gengivale,
a due stadi perché è necessaria la successiva riapertura della gengiva per inserire
il pilastro.
La cosa era motivata da uno studio dimostrante che, per ottenere una
sicura integrazione, ( osteointegrazione), l'impianto, durante il periodo della
guarigione,
non dovesse essere sollecitato dalle forze presenti in bocca; forze
assiali, cioè dirette nelle direzione dell'impianto, e tangenziali, cioè dirette
perpendicolarmente all'impianto; forze generate non solo dalla masticazione ma dal
continuo movimento di guance, labbra e lingua. Nonostante resistenze di stampo nazionalistico,
rapidamente, la quasi totalità degli implantologi italiani, persuasi dai dati, si
adeguarono alla tecnica svedese; tecnica, che va detto, con alcune evoluzioni, è,
nel mondo, a tutt'oggi, quella maggiormente praticata. Per quanto sia una tecnica
di successo, quella a cielo aperto, ha incontrato nel tempo alcune resistenze. Mal
si accetta il doppio intervento chirurgico con il raddoppiarsi dei postumi post
operatori ed il lungo periodo di guarigione, magari accompagnato da provvisori barcollanti.
Nel progresso della chirurgia, sempre di più, negli anni, si è andata affermando
la tendenza a ridurne l'invasività. Pochi possono ricordare di essere stati sottoposti
ad una chirurgia a cielo aperto del ginocchio per un intervento conseguente alla
rottura di un menisco, così per la cistifellea e via dicendo per la chirurgia addominale,
urologica, toracica.
Nell'ambito della chirurgia implantare si è quindi cercato
di muovere verso una riduzione dell'invasività e dei postumi, da una parte, nella
riduzione del tempo di guarigione, dall'altra. Il desiderio di ridurre l'invasività
ha riportato in auge la vecchia tecnica trans mucosa, ma con metodi decisamente
diversi; tecnica definibile oggi
trans mucosa guidata:Lo scopo che la tecnica si propone è, come un tempo, di inserire degli impianti
nell'osso, senza tagliare la gengiva, ma perforandola sino ad arrivare all'osso
sottostante. Gli impianti utilizzati, sono quelli moderni, con il pilastro smontabile
che viene aggiunto a guarigione ottenuta, lasciando, nel periodo di guarigione,
un corto collarino, appunto trans mucoso, che permette la guarigione della gengiva
senza che l'impianto stesso sia sottoposto alle forze dell'ambito orale.
Un grosso
limite della tecnica trans mucosa di Tramonte era data dal fatto che non fosse possibile,
dalla osservazione diretta e dalla convenzionale radiografia, capire quale fosse
la vera morfologia dell'osso in cui andavano inseriti gli impianti;
nella maggioranza
dei casi, infatti, l'osso non replica la morfologia della gengiva sovrastante; le
stesse gengive hanno caratteristiche, essenzialmente lo spessore, non evidenziabili
con la semplice osservazione a cielo coperto.
La soluzione che ha fornito la tecnologia,
è però, costosa e complessa. Si rende necessaria l' esecuzione di una TAC, ( quella
odontoiatrica si chiama DENTALSCAN) che consente di avere una idea precisa di come
sia fatto, nelle tre dimensioni, l'osso su cui si andrà ad operare e ciò senza bisogno
di una osservazione chirurgica a cielo aperto. La TAC dà la possibilità di realizzare
un modellino tridimensionale in scala 1/1 su cui realizzare un intervento simulato
e quindi, in collaborazione con un laboratorio odontotecnico fortemente specializzato,
una così detta dima pre-chirurgica, una guida cioè molto precisa per il chirurgo,
consentendo così, se vi sono le condizioni anatomiche, una sicura implantologia
trans-mucosa.
Addirittura, con questo protocollo, se vi sono le condizioni per caricare
subito gli impianti, è possibile fare denti provvisori molto precisi prima di inserire
gli impianti; ciò, significa mettere gli impianti ed uscire dallo studio con i denti.
dentalscan
Riassumendo, per l'implantologia
trans mucosa guidata necessitano:
   

  condizioni anatomiche favorevoli
   

  l'esecuzione di un dentalscan
   

  l'invio del file ad una azienda che realizzi un modellino tridimensionale dell'osso su cui si andrà a lavorare
   

  l'esecuzione di un intervento simulato sul modellino
   

  la realizzazione di una dima pre chirurgica che simuli l'inserimento degli impianti sul modellino
   

  Una tecnica chirurgica estremamente rigorosa.
Una ulteriore evoluzione della tecnica trans mucosa,
che sembra fantascienza, è la
tecnica trans mucosa a navigazione assistita.
Eseguita
la TAC, il chirurgo, attraverso un software di navigazione, fa l'intervento al computer
e quando è l'ora di passare dal virtuale al reale vi sono dei sensori che guidano
i movimenti dell'implantologo. Nel prossimo futuro, addirittura, sarà un chirurgo
robot a fare l'intervento ed a noi toccherà stare a guardare, assumendoci il poco
gradevole ruolo dei semplici sorveglianti.
A dire il vero, l'implantologia a navigazione
assistita, in virtù di risultati ancora deludenti, e di un costo elevatissimo, è
poco diffusa. Come per molte altre attività, bisognerà attendere ancora un po' l'evoluzione
della tecnologia prima che i robot ci mandino in pensione.
Tornando alla realtà, le aspettative della tecnica trans mucosa sono:
   

  nessun utilizzo del bisturi e niente punti di sutura
   

  ridotto sanguinamento
   

  minor durata dell'intervento chirurgico
   

  ridotti postumi post-operatori
   

  un solo intervento chirurgico
   

  inserimento degli impianti esattamente dove servono
in base a posizione, forma, rapporto di                               masticazione, dei denti che andranno a supportare
( implantologia guidata dalla protesi)
   

realizzazione del provvisorio prima dell'intervento
e sua apposizione immediata ( nel caso sia possibile             effettuare il carico immediato).
Va detto che, dei punti sopra, gli unici veramente
significativi sono quelli legati al posizionamento certo degli impianti ed alla
realizzazione preventiva del provvisorio, essendo i postumi postoperatori comunque
minimi anche nella chirurgia a cielo aperto, che, come vedremo, ha subito anch'essa
una evoluzione nel segno della ridotta invasività. La ridotta durata dell'intervento
è certamente un vantaggio, ma soprattutto per il chirurgo, che riducendo i tempi,
può programmare più interventi nella giornata. Presto e bene, in genere, non stanno
insieme.
Come per tutte le medaglie anche questa ha due facce; se vi sono vantaggi
vi sono anche svantaggi:
   

  aumento dei costi legato a TAC, modellino, dima pre-chirurgica
   

  impossibilità di migliorare il profilo osseo
   

  impossibilità di migliorare la morfologia dei tessuti molli peri-implantari, cioè la gengiva
   

  non eseguibilità in caso di ridotto volume osseo
   

  non eseguibilità nel caso vi sia la necessità di applicare tecniche evolute quali il rialzo del seno                           mascellare ed aumento di volume osseo.
Alcuni operatori, e torniamo alla informazione di scarsa qualità, nell'intento di
non incrementare i costi, hanno rispolverato la vecchia tecnica trans mucosa originale,
con tutti i suoi limiti. Potremo chiamarla tecnica
trans mucosa alla cieca.
Questi
operatori indovinano la morfologia dell'osso dall'osservazione diretta, da una convenzionale
radiografia e magari, occasionalmente, dall'osservazione estemporanea di una tac.
La tecnica alla cieca non prevede né il DENTALSCAN 3D, né il modellino 3d, né l'intervento
simulato e la conseguente dima pre chirurgica e per questo non ha gli aggravi della
tecnica trans mucosa guidata; i suoi costi sono quindi identici a quelli della tecnica
a cielo aperto.
L'inserimento degli impianti viene effettuato sulla base dell'osservazione
diretta della mucosa affidandosi all'intuito del chirurgo.
Laddove non insorgano
complicanze, non essendovi tagli e suture, l'intervento è breve ed i postumi ridotti.
I limiti della tecnica alla cieca sono tutti quelli della tecnica trans mucosa con
in più il rischio di perforazione della corticale vestibolare superiore o di quella
linguale inferiore.
Le sue indicazioni, in sicurezza, sono quindi ridotte a pochi casi.
Riassumendo, la tecnica
trans mucosa alla cieca ha rispetto alla
tecnica a cielo aperto a due tempi i seguenti vantaggi:
   

  nessun utilizzo del bisturi e niente punti di sutura
   

  ridotto sanguinamento
   

  minor durata dell'intervento chirurgico
   

  un solo intervento chirurgico
   

  ridotti postumi post-operatori
Mentre gli svantaggi sono:
   

  rilevante rischio di inserimento dell'impianto fuori dalla zona ideale
   

  rischio di perforazione della corticale vestibolare superiore o di quella linguale inferiore
   

  impossibilità di migliorare il profilo osseo
   

  impossibilità di migliorare la morfologia dei tessuti molli peri-implantari
   

  non eseguibilità in caso di ridotto volume osseo
   

  non eseguibilità nel caso vi sia la necessità di applicare tecniche evolute quali il rialzo del seno                           mascellare ed aumenti di volume osseo.
Non vi sono differenze di costo né di tipologia degli
impianti adoperati.
Un argomento molto importante, a favore dell'implantologia a cielo aperto, è quello
della gestione dei tessuti molli peri implantari.
Per capire di cosa si parla, ponetevi
davanti ad uno specchio ben illuminato e prendetevi il labbro superiore fra le dita.
Stiratelo verso l'alto e guardate con attenzione lo specchio. Al di sopra dei denti
vedrete la gengiva, che, se sana, avrà l'aspetto rosa, di una buccia d'arancia;
per quanto possiate stirare il labbro, questa gengiva non si muoverà. Questa è la
gengiva aderente.
Al disopra della gengiva aderente ce n'è una, rossastra, più sottile,
mobile e solcata da venuzze; è la mucosa alveolare; ha le stesse caratteristiche
della mucosa che riveste, all'interno, il labbro che avete fra le dita.
Lasciate
ora in pace il labbro superiore e stirate, invece il labbro inferiore; vi accorgerete
subito che la gengiva aderente è molto meno rappresentata; noterete poi che stirando
il labbro un po' di più compariranno nell'ambito della mucosa alveolare ( mobile)
delle cordicelle, detti frenuli, che sembrano legare il labbro alla gengiva; in
corrispondenza dei frenuli, poi, la gengiva aderente sembra ritirarsi, ridursi a
pochi millimetri.

Fin qui tutto bene, le gengive sono sane, ma osservate
con attenzione le zone dove magari avete perso un dente e fatto un ponte od in assenza
di ciò le zone dei molari inferiori. La gengiva aderente è quasi scomparsa, se non
scomparsa del tutto. Come in tante altre occasioni mediche, salute e bellezza, poi,
vanno di pari passo. Una corretta gengiva aderente oltre che sana è anche bella
da vedersi.
Per una bocca sana, fra le altre cose, è assolutamente
necessario che esista una banda di gengiva aderente attorno ad ogni dente. Laddove
questa sparisce, rimane la mucosa alveolare, che aderente non è affatto, e, più
o meno velocemente, si ritrae, lasciando le radici, progressivamente nel tempo,
scoperte. Per prendere ancora maggiore confidenza con le vostre gengive, percorretele
con il polpastrello del dito indice, acquisirete rapidamente confidenza e vi renderete
conto, fra l'altro, se non è l'ora di farsi fare un controllo parodontale, cioè
delle gengive, dal proprio dentista.
Se la gengiva aderente è fondamentale per mantenere
in salute un dente naturale lo è ancora di più quando dalla gengiva fuoriesce un
pilastro implantare.
Solo che, come accennato, quando si perde un dente, la gengiva
aderente tende a scomparire nel tempo. Anche l'inserimento di un impianto non è
in grado di fermare questa perdita; la soluzione è creare chirurgicamente una banda
di gengiva aderente estesa e robusta tale da opporsi al suo riassorbimento.
Ciò
e possibile, e semplice, nella tecnica di inserimento degli impianti a cielo aperto,
assolutamente impossibile nelle tecniche trans mucose.
La tecnica ha, tanto per
cambiare, un nome anglosassone che può essere tradotto come
scivolamento di lembo parziale. Gengiva aderente viene spostata, in pochi minuti, dalle zone linguali,
dove si riformerà, a quelle vestibolari, e qui saldamente ancorata. Anche negli
assertori della tecnica a cielo aperto, si è sentita l'esigenza di ridurne l'invasività,
e questa ha subito, nel tempo, una profonda evoluzione.
Quello che si è cercato
di fare è di evitare, quando possibile, il secondo intervento chirurgico, dimezzando
così, di fatto, i postumi post operatori. Ne è nata la
tecnica a cielo aperto ad un solo stadio.
Gli stessi collarini di guarigione citati per la tecnica trans mucosa
vengono usati suturando la gengiva attorno a questi al termine dell'intervento ed
ottenendo, in abbinamento alla tecnica di scivolamento di lembo parziale, le condizioni
ottimali per il successo implantare, funzionale ed estetico.
I vantaggi della tecnica
a cielo aperto ad uno stadio sono quindi:
   

  un solo intervento chirurgico
   

  eseguibilità in qualunque condizione
   

  possibilità di migliorare il profilo osseo
   

  possibilità di migliorare la morfologia dei tessuti molli peri-implantari
   

  eseguibilità in caso di ridotto volume osseo
   

  eseguibilità nel caso vi sia la necessità di applicare tecniche evolute quali il rialzo del seno mascellare         ed aumenti di volume osseo.
Svantaggi rispetto alla tecnica trans mucosa sono:
   

  intervento più lungo
   

  lieve aumento dei postumi post operatori
Le conclusioni, come detto in partenza, le lascio al lettore anche se, inevitabilmente, quale sia la mia opinione traspare con chiarezza.
Dr. Maurizio Pedone